29th
![[ancora su 808s & heartbreak di kanye west]
la coinquilina non è in casa, alzo il volume fino a che il vetro della porta non vibra sotto i colpi e mi infilo sotto una doccia calda, caldissima. penso alla saturazione della luce nel glow in the dark tour di Kanye West, qualcosa di paragonabile agli show dei Daft Punk, secondo quanto mi raccontava un fan giusto ieri mattina. poi mi vedo KW rientrare in camerino e ascoltarsi un power corruption & lies nelle cuffiette, i pattern ritmici mandati a memoria, o una lately di Stevie Wonder stonata tra i denti. o chiedere al proprio assistente di non far entrare nessuno in camerino: neanche Jon Brion, please. o lanciare un asciugamano nell’angolo. o chissà quale vizio da successo incontrollato. dio, che tristezza. penso all’isolazione di lennon e a 808s come al plastic ono band di KW, un afroamericano che ignora il novantacinquepercento della storia musicale e non sa imbracciare una chitarra, ma fa la sua cosa spaccacuore come tutti gli altri, per la prima volta straniero nella propria lingua. ma è pur sempre scrivere sul diario a sedici anni, love sucks, in una difettiva padronanza dei propri arti e un’incompleta consapevolezza della propria arte. e dio che fatica.
She is looking outside, from where she is sitting, and I look at her, and there is something in me that can not close up, in that looking. Mayfly has a body. And she is my morning. Say her name. (dfw)](http://18.media.tumblr.com/GSK3TCLskgvwd1rsRWJrQMzoo1_400.gif)
[ancora su 808s & heartbreak di kanye west]
la coinquilina non è in casa, alzo il volume fino a che il vetro della porta non vibra sotto i colpi e mi infilo sotto una doccia calda, caldissima. penso alla saturazione della luce nel glow in the dark tour di Kanye West, qualcosa di paragonabile agli show dei Daft Punk, secondo quanto mi raccontava un fan giusto ieri mattina. poi mi vedo KW rientrare in camerino e ascoltarsi un power corruption & lies nelle cuffiette, i pattern ritmici mandati a memoria, o una lately di Stevie Wonder stonata tra i denti. o chiedere al proprio assistente di non far entrare nessuno in camerino: neanche Jon Brion, please. o lanciare un asciugamano nell’angolo. o chissà quale vizio da successo incontrollato. dio, che tristezza. penso all’isolazione di lennon e a 808s come al plastic ono band di KW, un afroamericano che ignora il novantacinquepercento della storia musicale e non sa imbracciare una chitarra, ma fa la sua cosa spaccacuore come tutti gli altri, per la prima volta straniero nella propria lingua. ma è pur sempre scrivere sul diario a sedici anni, love sucks, in una difettiva padronanza dei propri arti e un’incompleta consapevolezza della propria arte. e dio che fatica.
She is looking outside, from where she is sitting, and I look at her, and there is something in me that can not close up, in that looking. Mayfly has a body. And she is my morning. Say her name. (dfw)
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