sometimes, deep rest is best
as seen on TV!

 



Nov
29th
Sat
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ehi, quanto dolore, per un ragazzino prodigio di trentun’anni. quanta sofferenza, che non sai bene dove collocare. lo so, lo so, che ci vuoi fare. la madre, la fidanzata, e prima o poi tutti quanti. solo che rifarsi al colour code di peter saville, da uno come kanye west (KW), non me lo sarei mai aspettato. o forse avrei dovuto, perché come accadeva con gli album consacrati da Peter Saville, la copertina è sempre stata lì a dire: spostiamo il confine, per quanto ci è possibile. che, per quanto riguarda l’hip-hop, era cosa assodata KW avesse già fatto, a cominciare dal primo the college dropout. solo che 808s & heartbreak va da tutt’altra parte, soprattutto rispetto al mezzo passo falso costituito da graduation (troppe concessioni a mammona, nonostante sia ad oggi il suo prodotto meglio confezionato, e il filo si spezza): sopra le righe. 808s & heartbreak è un disco che capisci immediatamente dove sta di casa per come non assomigli a molto altro nel panorama musicale odierno, figuriamoci in quello della doppia acca (anche se un’idea io ce l’ho ma non la dico). l’esempio è love lockdown. love lockdown, che ti può passare accanto inosservato. sei mesi fa leggo della notizia di un nuovo KW, tutto sfruttando l’auto-tune[a] e basato principalmente sulla Roland TR-808. temo il peggio. poi, tempo dopo, capito su questo pezzo sul tubo, love lockdown appunto, tipo un mese fa, non ricordo se una breve anteprima con la copertina fissa, uno snippet rubato, non so. ricordo però rimasi rapito, qualcosa di grezzo splendeva nel pezzo, qualcosa di cui ancora manco KW s’è reso conto. ora lo riascolto per esteso e ne resto abbagliato. perché dentro la struttura volutamente asciutta e semplificata, la linea melodica tracciata dall’auto-tune e da un testo in y/her face (“system overload”), la TR-808 che per 3/4 del brano la sostiene con un loop di bass drum di quattro toni ripreso poi dal piano in variazione circolare, KW ci mostra l’uomo dietro la macchina: il pezzo s’inerpica in un crescendo sto(m)p and go che divaga nell’acido e tocca il vertice con una delle chiusure più intense degli ultimi anni (anche se il cuore corre sempre ai due minuti finali di dream attack dei New Order - e non mi stancherò mai di ripeterlo che quel brano è il vero squarcio di luce del gruppo), le percussioni che sfiorano la distorsione, mr. west si confessa e il synth di coda -un auto-tune tiratissimo?- arriva con un pitch uterino sull’orlo del limite e squarcia in due il suono poi inghiottito nuovamente dal loop iniziale. ooooOOOOOoooooh.
e insisto, è un pezzo facile, e lo si potrebbe liquidare subito insieme a tutto il disco, pur sbagliando di molto. se è vero che c’è sempre un po’ di pop in ognuno di noi, anche in Arnold Schönberg, KW mette in scena il backstage dei suoi ultimi anni tirati a diecimila e coniuga la propria sensibilità buzz lightyear alla maniera lunare[b] del synthpop 80’s mettendosi a cantare, lui che non sa cantare[c]__ e ci possiamo girare intorno ma è sempre la solita storia, lamore, lafinedellamore, ilricordo, ilcantodelcigno, dai girl group a giusy ferreri. e 808’s & heartbreak è uno specchio fedele del tempo[d], a partire dal cuore troppo gonfio e i pastelli in copertina[e].
[…..]
[a] per semplificare: l’auto-tune è quella cosa che fa dire a wally, “uoOOoolly” e a Cher, “do you belieEeEeve in love after love?”
[b] il pop degli anni Ottanta ha sempre indossato la maschera edulcorata della plastica per scongiurare la consapevolezza della fine che si portava connaturata dentro. nessun gruppo, nemmeno i Duran Duran, si è scrollato di dosso il no future: esorcizzandolo e sputtanandolo -o sputtanandosi-, al massimo è riuscito a tenerlo sopito. ma rio puzza di morte ancora oggi, figurarsi wake me up before you go-go. i veri anni di plastica seguiranno tempo dopo, pressapoco con Cobain che sfascia chitarre e se stesso su MTV.
[c] è noto che KW non sappia cantare. per questo l’autotune. allora questo strano assemblaggio uomo-macchina mi fa venire in mente le teste crioconservate di futurama e quella puntata in cui la testa di beck…
[d] nella bonus track, registrata live a singapore, le ragazzine gridano kanye, i love you kanye. e altre cose incomprensibili. kanye canta di pinocchio, di bugie e di tivù accese sul niente e di nessun geppetto che sarà lì a fargli da guida. che vorrebbe indietro un pezzetto di vita reale. altro che le luci dei flash e gucci e louis vuitton. e sì, che si sente terribilmente solo. e, incredibile a dirsi, sembra realmente sincero.
[e] chissà che dice fffound.

ehi, quanto dolore, per un ragazzino prodigio di trentun’anni. quanta sofferenza, che non sai bene dove collocare. lo so, lo so, che ci vuoi fare. la madre, la fidanzata, e prima o poi tutti quanti. solo che rifarsi al colour code di peter saville, da uno come kanye west (KW), non me lo sarei mai aspettato. o forse avrei dovuto, perché come accadeva con gli album consacrati da Peter Saville, la copertina è sempre stata lì a dire: spostiamo il confine, per quanto ci è possibile. che, per quanto riguarda l’hip-hop, era cosa assodata KW avesse già fatto, a cominciare dal primo the college dropout. solo che 808s & heartbreak va da tutt’altra parte, soprattutto rispetto al mezzo passo falso costituito da graduation (troppe concessioni a mammona, nonostante sia ad oggi il suo prodotto meglio confezionato, e il filo si spezza): sopra le righe. 808s & heartbreak è un disco che capisci immediatamente dove sta di casa per come non assomigli a molto altro nel panorama musicale odierno, figuriamoci in quello della doppia acca (anche se un’idea io ce l’ho ma non la dico). l’esempio è love lockdown. love lockdown, che ti può passare accanto inosservato.
sei mesi fa leggo della notizia di un nuovo KW, tutto sfruttando l’auto-tune[a] e basato principalmente sulla Roland TR-808. temo il peggio. poi, tempo dopo, capito su questo pezzo sul tubo, love lockdown appunto, tipo un mese fa, non ricordo se una breve anteprima con la copertina fissa, uno snippet rubato, non so. ricordo però rimasi rapito, qualcosa di grezzo splendeva nel pezzo, qualcosa di cui ancora manco KW s’è reso conto. ora lo riascolto per esteso e ne resto abbagliato. perché dentro la struttura volutamente asciutta e semplificata, la linea melodica tracciata dall’auto-tune e da un testo in y/her face (“system overload”), la TR-808 che per 3/4 del brano la sostiene con un loop di bass drum di quattro toni ripreso poi dal piano in variazione circolare, KW ci mostra l’uomo dietro la macchina: il pezzo s’inerpica in un crescendo sto(m)p and go che divaga nell’acido e tocca il vertice con una delle chiusure più intense degli ultimi anni (anche se il cuore corre sempre ai due minuti finali di dream attack dei New Order - e non mi stancherò mai di ripeterlo che quel brano è il vero squarcio di luce del gruppo), le percussioni che sfiorano la distorsione, mr. west si confessa e il synth di coda -un auto-tune tiratissimo?- arriva con un pitch uterino sull’orlo del limite e squarcia in due il suono poi inghiottito nuovamente dal loop iniziale. ooooOOOOOoooooh.

e insisto, è un pezzo facile, e lo si potrebbe liquidare subito insieme a tutto il disco, pur sbagliando di molto. se è vero che c’è sempre un po’ di pop in ognuno di noi, anche in Arnold Schönberg, KW mette in scena il backstage dei suoi ultimi anni tirati a diecimila e coniuga la propria sensibilità buzz lightyear alla maniera lunare[b] del synthpop 80’s mettendosi a cantare, lui che non sa cantare[c]__ e ci possiamo girare intorno ma è sempre la solita storia, lamore, lafinedellamore, ilricordo, ilcantodelcigno, dai girl group a giusy ferreri. e 808’s & heartbreak è uno specchio fedele del tempo[d], a partire dal cuore troppo gonfio e i pastelli in copertina[e].

[…..]

[a] per semplificare: l’auto-tune è quella cosa che fa dire a wally, “uoOOoolly” e a Cher, “do you belieEeEeve in love after love?”

[b] il pop degli anni Ottanta ha sempre indossato la maschera edulcorata della plastica per scongiurare la consapevolezza della fine che si portava connaturata dentro. nessun gruppo, nemmeno i Duran Duran, si è scrollato di dosso il no future: esorcizzandolo e sputtanandolo -o sputtanandosi-, al massimo è riuscito a tenerlo sopito. ma rio puzza di morte ancora oggi, figurarsi wake me up before you go-go. i veri anni di plastica seguiranno tempo dopo, pressapoco con Cobain che sfascia chitarre e se stesso su MTV.

[c] è noto che KW non sappia cantare. per questo l’autotune. allora questo strano assemblaggio uomo-macchina mi fa venire in mente le teste crioconservate di futurama e quella puntata in cui la testa di beck

[d] nella bonus track, registrata live a singapore, le ragazzine gridano kanye, i love you kanye. e altre cose incomprensibili. kanye canta di pinocchio, di bugie e di tivù accese sul niente e di nessun geppetto che sarà lì a fargli da guida. che vorrebbe indietro un pezzetto di vita reale. altro che le luci dei flash e gucci e louis vuitton. e sì, che si sente terribilmente solo. e, incredibile a dirsi, sembra realmente sincero.

[e] chissà che dice fffound.



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