sometimes, deep rest is best
as seen on TV!

 





May
21st
Wed
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gomorra

gomorra invece l’ho visto, oggi pomeriggio, prima di debilitarmi a casa per via di una sindrome influenzale [amo molto la parola e il concetto ivi contenuto, di sindrome, un fascio di cose, di sintomi, che acquistano un nome, ma di cui se ne accetta l’instabilità, in particolare la fallibilità della designazione]. Garrone, ringrazio Zapru che mi fece scoprire la fisica del suo cinema, con l’imbalsamatore. di gomorra che vuoi dire, non dici niente.

però, diciamolo, che mi ha colpito?

il Quartiere come la Zona, Territorio per muffe e sottoscala e panni sporchi e acqua e fango dappertutto e ruggine e diserbante e ferro e colpi e passi a distanza, gomorra scorre sotterraneo, sottoterra; all’aperto non c’è spazio e il cielo, se c’è, è una cava e una discarica; o una palude. a un certo punto, un punto che non svelo, don ciro fugge, una cosa che vuole farla finita con, fugge di corsa come potrebbe fuggire qualcuno con la bombola dell’ossigeno dimenticata a casa. la macchina da presa lo segue e lo stacca sulla distanza, l’uomo risale una stradina in pendenza, una traversa inghiottita tra i cementi, e più sopra c’è una tangenziale, una via a grande percorrenza, non so, una strada e dei palazzi e degli alberi e delle luci e tutto sembra come lo riconosciamo, cioé, normale, un cazzo di viale certosa alle sette di sera e il traffico e i clacson - e solo lì ti accorgi con stupore e tremore che è l’unico momento, lo giuro, l’unico momento in centotrentaminuti che riesci a tirare il fiato.



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