sometimes, deep rest is best
as seen on TV!

 





May
12th
Mon
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maisuccesso:  
strelnik:   Le luci della centrale elettricaVascoBrondi (chitarre comprate a rate e corde vocali infiammate)  | Blow Up #120 
  io mi chiedo perché, uno che riesce a suonare discretamente interessante, debba sputtanarsi completamente con dei testi così. uno non fa in tempo a digerire i Baustelle, per via della loro didascalica ennui, che ne spunta fuori un altro sfruttare, e i cantautori sono la specie peggiore, sfruttare, dicevo, il comunitarismo giovanile (morto il comunismo se ne fa un altro), il senso di appartenza sacrificato ad un polygen adolescente, giovani di cui il blogger musicale è in un certo senso il prototipo. pare ci fosse la necessità di un cantautore che non si vuole impegnato, per definizione, e che cantasse gli acciacchi dei twentysomething, perché pare veramente al twentysomething di aver da sopportare dei dolori inenarrabili in cui al concetto di Natura Matrigna si è sostituito quello di Anni Zero (postatomico patetico plastico esistenzialismo). mi è difficile trovare qualcuno che riesca a colorare con la stessa spocchia veemente la parola cazzo nei propri testi, nella sublime sintesi del niente di un verso come Cosa racconteremo, ai figli che non avremo, di questi cazzo di anni zero?
li odio, i miei coetanei che non compendiano la bellezza di esser padri e madri. li odio e non ho compassione, i miei coetanei che annegano nello stereotipo dell’adolescente complicato, siano essi i numeri primi di paolo giordano, gli esclusivissimi wayfarer del salone del mobile o la rabbia giovanilistica di questa lucciola nella centrale elettrica - cui però potrei concedere il beneficio del dubbio, qualora in futuro; ma per come se la prende qui, temo che il compiacimento gli abbia già divorato il (nero) cuore.
per chi, comunque, ancora non sa che già non ne può più, e quantomeno in nome di una documentaristica e sociologica curiosità, si legga il blog o il myspace; e pfui! a blow up: ormai saccheggiata in più pagine dell’instant-hitting nostrano grazie ai preziosi contributi degli egokidders pardo e palazzo e dell’Incapabile Orecchio di marina pierri, gli dedica pure la copertina.
ma ciò che più mi fa incazzare, sopra tutto, è la necessità del gregarismo, divenuto gregariato di massa.

maisuccesso:

strelnik:

Le luci della centrale elettrica
VascoBrondi (chitarre comprate a rate e corde vocali infiammate)

| Blow Up #120

io mi chiedo perché, uno che riesce a suonare discretamente interessante, debba sputtanarsi completamente con dei testi così. uno non fa in tempo a digerire i Baustelle, per via della loro didascalica ennui, che ne spunta fuori un altro sfruttare, e i cantautori sono la specie peggiore, sfruttare, dicevo, il comunitarismo giovanile (morto il comunismo se ne fa un altro), il senso di appartenza sacrificato ad un polygen adolescente, giovani di cui il blogger musicale è in un certo senso il prototipo. pare ci fosse la necessità di un cantautore che non si vuole impegnato, per definizione, e che cantasse gli acciacchi dei twentysomething, perché pare veramente al twentysomething di aver da sopportare dei dolori inenarrabili in cui al concetto di Natura Matrigna si è sostituito quello di Anni Zero (postatomico patetico plastico esistenzialismo). mi è difficile trovare qualcuno che riesca a colorare con la stessa spocchia veemente la parola cazzo nei propri testi, nella sublime sintesi del niente di un verso come Cosa racconteremo, ai figli che non avremo, di questi cazzo di anni zero?

li odio, i miei coetanei che non compendiano la bellezza di esser padri e madri. li odio e non ho compassione, i miei coetanei che annegano nello stereotipo dell’adolescente complicato, siano essi i numeri primi di paolo giordano, gli esclusivissimi wayfarer del salone del mobile o la rabbia giovanilistica di questa lucciola nella centrale elettrica - cui però potrei concedere il beneficio del dubbio, qualora in futuro; ma per come se la prende qui, temo che il compiacimento gli abbia già divorato il (nero) cuore.

per chi, comunque, ancora non sa che già non ne può più, e quantomeno in nome di una documentaristica e sociologica curiosità, si legga il blog o il myspace; e pfui! a blow up: ormai saccheggiata in più pagine dell’instant-hitting nostrano grazie ai preziosi contributi degli egokidders pardo e palazzo e dell’Incapabile Orecchio di marina pierri, gli dedica pure la copertina.

ma ciò che più mi fa incazzare, sopra tutto, è la necessità del gregarismo, divenuto gregariato di massa.



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