2nd
CCCP Fedeli Alla Linea, le ristampe

la emi ristampa la discografia dei cccp, mandando fuori catalogo la vecchia edizione: prima tiratura in digipack e, soprattutto, una rimasterizzazione di cui dischi come affinità-divergenze avevano un bisogno, disperato e necessitante bisogno.
a distanza di vent’anni dalla sua pubblicazione, qual è l’importanza che riveste ancora oggi un disco del genere? [inserire un aggettivo che indichi le dimensioni di uno di quei magazzini prefabbricati che si trovano lungo la linea ferroviaria milano-venezia, di quelli che potrebbero tranquillamente essere siti temporanei di stoccaggio per rifiuti altamente tossici in bidoni xtg-11 standard dell’altezza di un metro e cinquanta a base circolare con raggio di quarantadue centimetri e un teschio crociato sul lato esterno, impilati l’uno in fianco all’altro in forme vagamente alvearoidali, in attesa del Convoglio Non Meglio Specificato delle 4.55 del giovedì]
importanza, certo, ma dell’importanza non me ne frega un cazzo, perché è un disco di una bellezza senza pari, che fa deserto attorno a sé in quello che siamo costretti a chiamare “panorama rock italiano”; ci arrivai in ritardo, rispetto alle turbe giovanili che vi avrei in parte riversato se ci fossi arrivato adolescente adolescentissimo, e per me fu la santificazione di un gruppo che avevo per molto tempo etichettato come gruppo per sedicenti comunisti.
sbagliavo di grosso, perché di politicizzato i cccp non avevano nulla se non il nome, un preciso immaginario etico ed estetico che scarnificava con la stessa voracità pci e oratorio, cultura e nomenclatura, pubblico e privato. affinità-divergenze è il parto di due, ferretti e zamboni, che avevano passato da tempo l’età per soffocare con gioia nello spleen delle pulsioni ormonali, che il no future non era una grande novità, biografico come il plastic ono band e come il plastic ono band mirò al cuore e questo resistette malgrado tutto, in un rigurgito di onestà che fa tremare ancora oggi il pensiero - ed io che venivo dalla campagna e che gli 80 li ho passati assorbendo nelle parole degli altri e di mamma televisione solo il riflesso scontornato di dipenze e nuove malattie e anni di plastica e diverse fini di diversi ismi, ma la netta percezione pur sommersa dalla gioia animale di quegli anni che qualcosa in un punto non precisato fosse sul punto di esplodere da un momento all’altro, ed io che venivo dalla campagna e incominciava a starmi un po’ stretta e i 90 li ho passati in uno stato di incoscienza e profonda incertezza (e totale incapacità di gestione) del corpo e dei confini affettivi, uno stato che si sarebbe potuto definire un po’ datato e romanzesco, quasi, che è poi una delle innumerevoli declinazioni dell’adolescenza, che divenne di colpo e in grazia di un’estate cinica e apatica noia ovvero furore divino e iconoclasta (perché non si scopava chi si amava, e del resto né si scopava punto)__ io ascoltai per la prima volta affinità-divergenze nel 2002, era settembre: e ritrovai quegli anni, di perdite sofferte e ritardo esistenziale, l’intensità infinita, e certo, trasfigurata, delle parole della memoria.
***


