Dicembre 29, 2011

ho letto or ora l’introduzione di reynolds a retromania (a proposito, quelli di isbn stanno facendo copertine sempre peggiori…) e in effetti ora capisco quanto dicesse aleph nei commenti al post “su” ballard. in questi ultimi mesi, forse per via della partecipazione a ‘sto seminario permanente di estetica sulla memoria (grazie al cielo, NON si è parlato di auschwitz, se non un intervento trascurabilissimo di uno studente che ha strapazzato anche deleuze), mi sono chiesto a lungo quanto la memoria influisse sul gusto, quanto fosse necessario dimenticare - avere la mente sgombra - per poter creare novità: pensiamo al funes di borges… insomma, mi sono chiesto cose abbastanza ovvie e quindi ringrazio ancora una volta voi che pagate le tasse e il mio stipendio.

forse non è così marginale l’essere oggi in possesso di strumenti atti alla memorizzazione infinita; di più: che la nostra memoria “cerebrale” stia sempre di più abdicando alla memoria “di massa” (in entrambi i sensi della parola “di massa”: supporto digitale e memorizzazione collettiva in rete), un piano unico su cui ora si confondono due gesti un tempo distinti, il reperimento di informazioni e l’archiviazione delle stesse. quanto questo piano unico non si confonde e produce un unico gusto del tutto? un gusto del tutto è, e risiamo nuovamente al problema del “troppo pieno”, un gusto del nulla, tenendo presente che il gusto deve essere espressione di preferenza. non ci sono più nicchie in cui rifugiarsi, come era all’incirca quattro, cinque anni fa (dalla nicchia alla nicchia globale; povera sublime frequencies…).

mah…

per chi ha già letto il libro di reynolds: ce l’ha un’idea in proposito? c’è un abbozzo di risposta al problema o si “limita” alla disamina dello status quo?

[a latere dico: ho iniziato ad ascoltare un po’ di pezzi dagli album segnalati nelle varie classifiche; tra le cose più interessanti mi sembra il disco dei di morphosis che, guarda te, la delsin ha messo nei saldi di fine anno, perlomeno in edizione cd. in vinile dovrebbe essere uscito da poco (notizia riservata a chi ha comprato da poco un piatto… e vorrei anche sapere cosa hai acquistato, mio caro tu-sai-chi: tutto il catalogo della olde english, vero? ma è morta, come label, oltretutto? è tutto bloccato da un po’…). comunque, dicevo: eccovi un pezzo da questo disco, il cui refrain «we’ve really gone too far» ci fa un po’ da monito].

blog comments powered by Disqus