Dicembre 13, 2011
dell’arte di saper arrangiare titoli.

ieri ho incontrato s.r. che era da un po’ di tempo che non lo incontravo; s.r., come in passato già raccontai, tra le varie cose scrive poesie - per mestiere, sebbene poi possano anche non piacere (col risultato che se un riscontro non c’è, anche in termini di fama e vendite, uno seguiterà a dire di sé sono uno che scrive poesie, più che un poeta, anche forse per scaramanzia o sobrietà, così come uno, del resto, dice che studia o si è laureato in filosofia, e mica si definisce filosofo, a meno di non aver pubblicato una certa quantità di libri e scrivere ogni tanto dei pezzi per “la domenica” del sole24ore).

ad ogni modo, s.r. ha un figlio di quattro anni e mezzo che, anche lui, scrive poesie.

questo suo figlio, che ancora più che scrivere poesie le detta - perché, scrivere, letteralmente, non sa scrivere - ha un quadernetto dove il padre le annota; e questo quadernetto, che è poi la prima silloge di poesie del figlio di quattro anni e mezzo, ha un nome che farebbe invidia a qualsiasi poeta o scrittore veramente poeta e veramente scrittore, un nome ovviamente scelto dal figlio di s.r. che, ricordiamolo, ha quattro anni e mezzo; e questo nome è poesie che escono dal corpo. e poi uno si chiede che senso abbia fare un figlio in questi anni difficili.

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