come, in una linea di scrittura, il ductus della mano passa continuamente dalla forma comune delle lettere ai tratti particolari che ne identificano la presenza singolare, senza che in nessun punto, malgrado l’acribia del grafologo, si possa tracciare un confine reale fra le due sfere, così, in un volto, la natura umana transita in modo continuo nell’esistenza e proprio questa incessante emergenza costituisce la sua espressività. ma, altrettanto verisimilmente, si potrebbe dire il contrario, e, cioè, che dai cento idiotismi che caratterizzano la mai maniera di scrivere la lettera p o di pronunciarne il fonema si genera la sua forma comune. comune e proprio, genere e individuo sono solo i due versanti che precipitano ai lati del crinale del qualunque.
giorgio agamben, la comunità che viene
(di come agamben mi stupisca riga dopo riga, nonostante navighi di ermeticità in ermeticità).