Ottobre 20, 2014

Ci ristampassero questo disco di Nada e tutto Piero Ciampi, mortacci loro.
- Ma loro chi?
- Come chi? Loro.
- Aaaaaaah be’, sì be’.

Ottobre 18, 2014

ooftheblog:

Latest 6-pager.

Ottobre 18, 2014
ooftheblog:

That Pickle Kid, the (web) comic strip returns.
FInd it where it lives.

Leggete leggete leggete queste strisce; ma anche The Flying Sausage, graphic novel dello stesso autore, Keith Pakiz, disponibile gratuitamente per il download a questo indirizzo.
Il blog di Keith Pakiz (e di Josh Belford) invece, è questo.

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That Pickle Kid, the (web) comic strip returns.

FInd it where it lives.

Leggete leggete leggete queste strisce; ma anche The Flying Sausage, graphic novel dello stesso autore, Keith Pakiz, disponibile gratuitamente per il download a questo indirizzo. Il blog di Keith Pakiz (e di Josh Belford) invece, è questo.

Ottobre 8, 2014
Dino Zoff sul ruolo del portiere. 

[Sono sempre stato un mediocre stopper: pessimi piedi, grande cuore, uno dei pochi che “aveva studiato”. Ne parlavo ieri, di come mi manchino gli allenamenti invernali, la terra congelata e dura, e le due ore di pulmino della domenica mattina____] devi andare a lavorare, su su.

Dino Zoff sul ruolo del portiere.

[Sono sempre stato un mediocre stopper: pessimi piedi, grande cuore, uno dei pochi che “aveva studiato”. Ne parlavo ieri, di come mi manchino gli allenamenti invernali, la terra congelata e dura, e le due ore di pulmino della domenica mattina____] devi andare a lavorare, su su.

Settembre 17, 2014
comunicazione di servizio

Ah, avevo anche in mente un post - banalmente e vuotamente denigratorio - sulle foto che la gente mette sul proprio profilo Whatsapp [perché da queste, oltre a capire chi ha sfornato figli e chi no, riesci a dedurre un sacco di altre cose].
Tuttavia, poiché “la gente”, in questo caso, coincide con “i miei contatti telefonici”, vi chiedo gentilmente di fare sforzo di immaginazione e di sghignazzare all’idea che io abbia scritto un post del genere.

8:15pm (view comments
FILED UNDER: Whatsapp 
Settembre 17, 2014
Alle poste, in attesa di spedire una cosa

Oggi ero in posta in attesa di spedire una cosa e un signore in completo bluberlusconi e forte accento milanese parlava della sua postepay (ho trovato questa postepay e credevo di poterla caricare coi bonifici e invece no, quelli della posta non sanno fare niente) chiamandola “pòspei”, come se fosse inglese.
In questi giorni di inizio anno - anno fiscale, anche, da un certo punto di vista - mi trovo a riflettere su tutta quella serie di cose che mi hanno fatto un bravo paziente da [omissis] sedute a settimana.
In primis, non sono ancora in grado di tollerare l’incertezza delle cose del mondo. Il che non si tratta dell’incertezza legata alla mancanza di stabilità delle cose - omnia transeunt, e la chiudiamo lì - quanto a un più sottile problema di natura linguistica. Niente di nuovo, eppure ritrovo la vita psichica ancora strutturata attorno alla certezza insita nelle sentenze del linguaggio. Ogni parola è quello che è e non esistono sconfinamenti di significato; ossia un oggetto ideale, eternamente sospeso al di sopra dei fatti cui rinvia, in uno iato senza fine. Si tratterebbe di dire, dal punto di vista del linguaggio: la parola dice, i fatti alludono. Abbiamo sempre creduto di modellare il concetto di “oggetto” su quello di “cosa”, ma in realtà il concetto di “oggetto” è modellato su quello di “parola”, dal momento che non esistono cose nette, dai contorni chiari e definiti: esistono “cose” - anche le “case”, per esempio - che non sono “oggetto” quanto lo sono, al contrario, le “parole” stesse. Lo scivolamento è delle parole sulle cose, ma solo nella misura in cui le cose sfuggono alle parole.
Il problema, dunque, per chi crede troppo nel linguaggio, è di credere che le cose siano, o possano essere, prima o poi, tanto oggetto quanto le parole che usiamo per significarle [non è qui in questione che manchi la parola per dire certe cose, poiché la parola dice sempre perfettamente un oggetto preciso].
Questa credenza - che se dovessi spiegarla a un bambino gli direi, “sono ossessionato dalla perfezione” - è, nell’uomo, assai perniciosa. Si tratta di smetterla con le parole, probabilmente. La verbosità - prendete Wallace, il mio caro David Foster Wallace - è uno dei primi tentativi che la mente giovane compie quando è in odore di questo problema. Probabilmente tutto questo è anche una parziale spiegazione della mia fuga dalle parole - anche e soprattutto scritte; la corrispondenza privata, in particolare. Sono sparito dalla casella di posta di molti, come coloro che mi leggono sanno.
Oggi in posta ho fatto una coda lunghissima, io e quello della pòspei, perché l’ufficio postale di [omissis] è preda degli uffici legali che si trovano lì attorno. Ho provato a scherzarci sopra con la signora dall’altra parte del bancone, quando hanno chiamato il numero P179, cioè il mio, ma lei mi ha detto che questo non è un suo problema, perché lei non è mai lì a lavorare (non è mai lì a lavorare: capite cosa intendevo dire prima?).
Ho sentito dire da qualche parte che quando si va in terapia il lavoro che si fa è quello di riprogrammare i circuiti neuronali del pensiero. Lo dicevano come se fosse un tiro mancino, quello dei terapeuti: ti riprogrammano il cervello senza il tuo consenso (stronzi). Come tutti i pazienti sanno, è quello che prima o poi si spera di ottenere. Ehi, svegliati, ti stanno cambiando! (stronzi). [Qui verrebbe fuori quella vecchia battuta cristallizzata degli Elio e le storie tese in Cara ti amo - completatela voi]. In teoria uno ci va proprio per quello. Il che significa anche avere dei contraccolpi di malinconia per i vecchi circuiti neuronali di un tempo, soprattutto quando si è in odor di variazione dei medesimi. Soprattutto se poi sei uno che non butterebbe via nulla, NULLA, di quello che hai conservato (vecchi scontrini di vacanze di anni e anni fa, brandelli di mobili abbandonati e cannibalizzati per strada in attesa che possano servire, tessere del kebab di quattro gestioni precedenti, e bla bla bla).
Nel frattempo sono stato un mese circa in vacanza: la Sicilia è bellissima e pure la Calabria, se sai dove andare. Anche la Sicilia, se sai dove andare. Ma più la Calabria. Comunque e in generale aveva ragione Rino Gaetano - che ho sempre stupidamente sbeffeggiato - quando cantava mi piace scoprire lontano / il mare se il cielo è all’imbrunire / seguire la luce di alcune lampare / e raggiunta la spiaggia mi piace dormire. Una delle cose migliori della Sicilia è stata: la recensione che ci hanno fatto su Airbnb; montare la tenda nel cortile del ristorante e la doccia privata; la luce delle sette sulle chiese di Noto; Ernesto Ruta a Modica - cercatelo e fatevi intontire dai pipponi culturali che vi tira - e la guida ad Agrigento; [Omissis], la mia compagna di viaggio e [un lungo omissis], finché mi sopporta; quella scultura gigante di non-ricordo-chi accanto al tempio di Era sempre ad Agrigento; granita e brioche del Ciclope; i tucul del Captain, oggetti misteriosi di cui ignoro l’architettura interna (ci saranno o non ci saranno le docce dentro?); quando mi sono incastrato in una via a senso unico, in contromano, pendenza del 45% perché avevo voluto provare un nuovo navigatore gratis per iPhone; la Villa del Casale e i piccioni che ne fanno guano; fare benzina, specie se si riesce a incastrare il gancetto per cui non devi tener premuta la leva; i racchettoni; la fabbrica abbandonata di Sampieri; e una serie di altre cose che ora non ho tempo di trascrivere. In aggiunta, cose sparse di tutta la vacanza: l’autogrill, sempre fedele (no mychef o chef express); mia zia di novant’anni e passa che mi prepara il pesce spada come lo mangiavo da bambino; il costo di due litri d’acqua in Calabria; la mia capanna di bambù, trasportabile, poi spazzata via dal vento per eccesso di hybris architettonica; la provola silana fritta; Stoner di Williams e la commozione a tirar tardi in spiaggia; la descrizione di copula all’inizio di È una vita che ti aspetto di Fabio Volo______
A proposito di Fabio Volo, che ho letto voracemente, mi hanno coinvolto in quella cosa dei 10 libri su Facebook. Chi arriva dal collezionismo musicale conosce la problematicità della questione, nonché conosce tutti i distinguo e le precisazioni che, nel corso dei secoli, sono state fatte quando posti di fronte al problema ([Omissis] mi ha anche chiesto se questi libri dovessero servire in qualche maniera particolare sull’isola deserta. Circa tre quarti d’ora sono passati a disquisire sul significato del giochino dell’isola deserta. Ne emerge, come sempre, che [Omissis] ha un senso pratico - dal punto di vista intellettuale, dico, di agilità mentale o leggerezza - maggiore del mio). Ad ogni modo, premettendo tutto quello che c’è da premettere sulla questione (il qui e ora, il sorvolare la distinzione - esistente - tra dischi da isola deserta e dischi preferiti, pietre miliari, dischi da consigliare a amico in fin di vita/fan di Papetti/cugino quindicenne, ecc. ecc.) potrei dire, così, d’acchito:

De Lillo, Rumore Bianco
Scialoja, Poesie (in particolare, le da poco raccolte in Versi del tempo perso, ma tutto tutto tutto)
Izzo, trilogia di Marsiglia
David Foster Wallace, ovunque, ma forse negli interstizi, per cui appronto fotocopie di: “è tutto verde”, “il pianeta trillafon in relazione alla Cosa Brutta”, “per sempre lassù”, il reportage sugli AVN Awards, “caro vecchio neon”, e ovviamente le note a piè di pagina)
Nove, Amore mio infinito (anche se sono cresciuto, di fatto [omissis])
Cornia, Sulla felicità a oltranza
Tolstoj, Morte di Ivan Il’ic
Deleuze, Spinoza e il problema dell’espressione (mi sono trovato a sperare, leggendolo, che “finisse bene” - il perché del metterlo qui meriterebbe un discorso a parte, che non è possibile ora fare)
Barth, la fine della strada (che lo risolve; anche se è L’opera galleggiante a porre il quesito)
McCarthy, Cavalli selvaggi (arrivo tardi a McCarthy, leggo quest’estate Cavalli selvaggi e ne sono vinto. Mortalmente vinto)

Ma è tardi - è il caso di rientrare.

Luglio 25, 2014
Requiem for a Pracchi

calvairatesburgh:

Sono giorni molto tristi nel quartiere. Su Viale Umbria 66 suona il “Silenzio”, con bandiera a mezz’asta.

Le insistenti voci di quartiere che davano Pracchi come vicino alla chiusura, si sono rivelate fondatissime.

Col 31 di luglio 2014 si chiuderà per sempre la saracinesca di Pracchi.

La…

E ora, cosa sorgerà al suo posto?
1. agenzia immobiliare;
2. ennesimo distaccamento Ortopedia Baldinelli;
3. centro massaggi cinese;
4. negozio di telefonia in franchising tipo centro Tim;
5. banca;
6. ennesima vetrina Marchi Group “cucine assurde”;

Calvairatesi, intoniamo insieme un peana per Pracchi.

3:25pm (view comments
FILED UNDER: pracchi 
Luglio 15, 2014

Da stamattina ho in testa un pezzo di Dennis Wilson, che avevo già postato qui tre anni fa. Il pezzo si fa strada tra Depretis e la Prammatica Sanzione - di che anno è? Non me lo ricordo più. In un certo qual modo, l’affinità che sento con quel brano si riflette in molte delle fotografie del Wilson delle session di Pacific Ocean Blue. Che cosa mi significa quel volto? Che cosa sono esattamente la solitudine e l’essere umani?

2:52pm (view comments
FILED UNDER: dennis wilson 
Luglio 14, 2014
Garibaldi, non avendo ottenuto dal re un anno di governo nell’Italia meridionale, parte per l’isola di Caprera con un sacco di sementi e un rotolo di merluzzo salato.
Stando al sito http://www.eleaml.org/sud/malaunita.html con queste cose sarebbe partito Garibaldi per Caprera, dopo l’infruttuoso incontro di Teano - più per il divieto di marciare su Roma, direi, che per l’anno di governo di cui dice il sito di cui sopra - con Vittorio Emanuele II.
Luglio 3, 2014
Appena il denaro tintinna nella cassa, l’anima balza in Paradiso.

Slogan dei predicatori incaricati di riscuotere le indulgenze, XV sec.

Giugno 29, 2014
Pirrone: sappiate, invero, che non vi è alcuna differenza tra la vita e la morte.
Un tale: e allora, o Pirrone, perché non affretti la sua venuta, uccidendoti?
Pirrone: perché non vi è alcuna differenza tra la vita e la morte.
Giugno 28, 2014

Alle ore 21.55 di sabato 28 giugno 2014, al ***** piano del palazzo sito in ****** ************ ****, cortile interno, con la tovaglia a quadretti e il libro davanti, si attestano inequivocabilmente l’odore di umidità e legno bagnato, temperatura tiepida e fiducia nell’esistenza di un mondo esterno che contraddistingue le notti passate a dormire in spiaggia in un sacco a pelo.

IN FEDE
mm1

Giugno 26, 2014
A qualcuno dovrebbe ricordare qualcosa ripreso paro paro in Game of Thrones…

A qualcuno dovrebbe ricordare qualcosa ripreso paro paro in Game of Thrones…

Giugno 19, 2014

sono stato dentro la pancia della madre, prima, e cattolico, dopo; milanista, ma si attesta una scritta “forza juve” su di un Marie Claire di casa intorno ai sette anni; agnostico, ateo, anticlericale per un po’ e poi ora non più come un tempo; indeciso tra Foscolo e Leopardi, di cui amai sempre la ginestra ma Foscolo mi pareva più spleen e meno tarallucci; e poi snob, elitario e selettivo, vantandomene, prima, e pentendomene, ora; sono stato platonico e kantiano al liceo, quarto anno; fervamente schopenhaueriano l’ultimo anno, pur senza capire esattamente che significasse; odiavo Hegel così come oggi lo trovo intellettualmente insopportabile, forse perché non lo capisco; sono stato lasciato senza neanche consumare, lasciato senza neanche stare insieme, lasciato e poi ripreso dalla stessa persona un centinaio di volte; sono stato tennista, cestista, pallavolista, calciatore, nuotatore estivo e invernale, ancora calciatore, il tutto per poco tempo - rimasi calciatore per qualche anno di fila, invece, più che altro perché mi piacevano le chiacchiere da spogliatoio e sentirmi parte di una comunità, pur dalla panchina e anche se entravo quasi sempre in campo, tranne qualche raro caso, negli ultimi quindici minuti; sono stato il primo, il secondo o a volte anche il terzo della classe, sono stato sul cornicione del quarto piano per un colpo di testa ma nessuno mi ha visto, sono stato chiuso in bagno a meditare sul suicidio di un amico insieme a due persone che mi lacera non essere stato in grado di esserci ancora amico, più che altro per la difficoltà di mantere le amicizie con gli altri uomini; sono stato apolitico - che sentirlo pronunciare mi viene i brividi -, anarchico - a modo mio, ovviamente - di “sinistra”, anni fa, quando compravo il Manifesto e giravo con quelli del Collettivo Pantera, ma solo a mensa o a lezione, e ora di sinistra, anche se ogni volta mi lamento quando vado a votare; sono stato il cocco di mamma, anche se credo oramai di aver creduto di esserlo stato, il figliol prodigo e il figlio ripudiato, sempre con squisito garbo borghese - per mio padre esattamente ancora non lo so cosa sono stato; sono stato un sacco di volte nel Mediterraneo e tutti mi prendono per il culo - e del resto uno parla con cognizione di causa di quello che ha vissuto e non di quello che non ha vissuto e meno male; sono stato ore e ore al telefono al liceo e ho passato anni a scrivere lunghe lettere, prima, ed e-mail, dopo, e ora non riesco più a farlo (le lunghe lettere le ho ancora; o meglio, ho le risposte alle lunghe lettere, tenute in una scatola); sono stato in dubbio se essere omosessuale perché mio padre una volta mi chiese sei ricchione?, ma nonostante ci abbia pensato, ogni tanto, per colpa di tutte le donne che frequentavo, credo di poter dire ragionevolmente che preferisco le donne; sono stato chiuso in casa a studiare un sacco - non sono mai stato in Erasmus - e sono stato spesso bloccato dai miei timori diffusi; all’università sono stato indeciso se essere rousseaviano o hobbesiano, ma poi ho mollato la filosofia politica; e allora sono stato wittgensteiniano, ma solo del secondo Wittgenstein, per circa due mesi; poi anche heideggeriano, ma solo del secondo Heidegger; anche all’università Hegel non l’ho mai digerito, anche perché poi sono stato deleuziano, e dunque se sei deleuziano anche spinoziano, e da allora Hegel è la peste nera, ma sempre forse perché non lo capisco; sono stato sempre nella stessa casa, qui a Milano, tranne per i primi tre mesi - e sono stato all’epoca anche uno studente di medicina, prima di mollarla per dei motivi che adesso, a pensarci, mi sembrano assai sciocchi; sono stato un ascoltatore di Albertino, prima, e dei Cure, dopo, che mi hanno cambiato la vita con A night like this, anche se, comunque, mi sono sempre sentito a disagio nel definirmi un fan di qualcuno; sono stato dell’idea di fare lo psichiatra, prima, lo psicologo, dopo, e alla fine mi sono iscritto a filosofia; sono stato un commesso di vario tipo, ma sempre con Clerks bene in mente, e in certi giorni lo sono ancora; sono stato un cattivo fratello ed è la cosa che forse rimpiango di più - e chissà se mia sorella leggerà mai quello che scrivo; sono stato e sono, anche oggi, uno parecchio verboso, che si lamenta spesso e che ha una scarsa stima di se stesso, sebbene non sembri; sono stato vincitore di un concorso di carnevale vestito da sceicco arabo ma, da allora, non ho vinto più nulla, neanche col Gratta e vinci, a parte la borsa di dottorato e, incredibile dictu, non ero raccomandato; sono stato un pessimo cuoco, che sono andato avanti per mesi con latte e biscotti o riso in bianco, e ora la differenza è che sarei discreto a cucinare ma mi applico pochissimo; sono stato ottimista, poi nichilista, credo al liceo, poi più serenamente pessimista - ed è una condizione che dura anche oggi, con tutte le cautele del caso e le intellettualizzazioni possibili, nonostante l’analisi ogni tanto faccia breccia e mi renda qualche speranza; in proposito, spero un giorno di essere sereno - perché felice ogni tanto lo sono anche oggi - e di essere un buon padre, soprattutto, quando e se capiterà.

Giugno 19, 2014

Perché dal centro estivo dell’oratorio qui dietro non arriva un camminerò, camminerò ma una cassa in 4/4 e un autotune in una lingua troppo straniera perché io la capisca?

12:04pm (view comments
FILED UNDER: oratorio 4/4