Maggio 23, 2013

Perché ci si appassiona alle sconfitte? È una domanda che mi rivolgo spesso; una di quelle che ti rivolgi sul lettino, in seduta, mentre il flusso di parole si interrompe su questa domanda e non sai più che dire. Sei sdraiato, gli occhi si aprono e guardi intorno. Non è che puoi propriamente guardarti “intorno”: essenzialmente, a seconda della collocazione della testa sul lettino e dell’imbarazzo nei confronti di un gesto che non vuoi palesare - perché chi sta dietro di te registra tutto e potrebbe cogliere (e succede SEMPRE) quello che stai pensando. Una domanda del genere interrompe le parole. Scorri le copertine dei libri nello studio, segui la sottile crepa lungo la parete che arriva fino alla finestra. “Non so”, dici, “la depressione”. Alla finestra c’è parecchia luce, dietro alle tendine. Tutta quella luce che ti chiedi dove sia andata a finire, nella tua vita. C’è un pezzo dei Joy Division, Atmosphere, che è un inno alla luce, quando la luce inonda la stanza accanto alla tua e illumina di ritorno il corridoio. Vedi il pulviscolo che danza estatico. La luce, in quel brano dei Joy Division, non è luce piena, ma è un prisma rifratto, proprio come nei quadri di Hopper, che sono tutti degli studi sulla capacità della luce di permanere. Anche in Hopper la luce è pulviscolo tangibile. Qualcosa che è come un’attesa o una constatazione. Tu sei sdraiato sul lettino e taci; ti chiedi perché la grandiosità della luce e della vita che ti hanno insegnato a sognare non è la stessa della vita che fai ogni giorno. In fondo non sogni più nemmeno le stesse cose. O forse, il fatto reale, ciò con cui devi fare i conti, è che non sai cosa sognare. È veramente una questione di luce, di spazio interiore. Ci sono dei momenti che sogno il deserto, le spiagge assolate, il sole a picco. Ci sono dei momenti che tutto tace dentro e puoi veramente tornare a respirare. Esci da quella stanza, attraversi il corridoio in silenzio. Cerchi le chiavi. La moquette sulle scale ti ricorda l’infanzia. Le piante nell’angolo, il gatto ti viene incontro. Senti che sei uno con quel gatto, con quella pianta, con quella cosa che frinisce pianissimo, da qualche parte. Spingi lentamente la porta e sei fuori, nella luce di un giorno qualunque, seppur accecante.

[Ehi ehi ehi! Mi sono addottorato. Congratulazioni]

Maggio 16, 2013
forse l’avevo già postata… (Robert Leighton per il New Yorker di qualche mese fa).

forse l’avevo già postata… (Robert Leighton per il New Yorker di qualche mese fa).

Maggio 16, 2013
Trovata da qualche parte che non ricordo.

Trovata da qualche parte che non ricordo.

Maggio 14, 2013
(via When Galaxies Collide: How The First Super-Massive Black Holes Were Born — Images)

(via When Galaxies Collide: How The First Super-Massive Black Holes Were Born — Images)

Maggio 13, 2013

in attesa del nuovo dei Daft Punk, Giorgio Moroder, Leopard tree dream (che, si sa, i Cannibal Ox campionarono per quel capolavoro che è il brano di apertura di The cold vein, ossia Iron galaxy).

Maggio 9, 2013

Alla domanda «”qual è il regista del film “la passione di Giovanna d’Arco”?» una persona, ieri, a un esame Unimi, ha risposto Carlo Vanzina.

Aprile 30, 2013

A mio modesto parere la miglior sveglia che un depresso nato nel 1980-2 e cresciuto a NES possa mai desiderare di svegliarsi con.

Aprile 28, 2013

science111:

jtotheizzoe:

Strange Attractors

A beautiful science/math/art intersection from Chaotic Atmospheres on Behance. These digital sculptures represent complex functions that are part chaos and part structure. (If you’re a digital illustrator, there’s a Cinema 4D tutorial for these at the link!)

#math #sciart #strange attractors

Aprile 12, 2013
shrubrocketeer:

Moonrise Kingdom by Adrian Tomine

shrubrocketeer:

Moonrise Kingdom by Adrian Tomine

Aprile 4, 2013

Ma l’ho mai detto che a me piaceva “la mia storia tra le dita” di Grignani? No, così.

Marzo 29, 2013
Il punto ormai è la conoscenza come protesi. L’occupazione della mente con uno sciame di bit digitali che è esattamente l’opposto della conoscenza in senso metamorfico, ovvero qualcosa che trasforma l’oggetto che conosce.

Roberto Calasso

riportato da Antonio Dipollina/Dekoder Cacciari e il “mistero Sgarbi” - Repubblica.it

Marzo 27, 2013
Un nome per il governo del Presidente? Pippo Baudo.

fatemi capire: i 5 Stelle dicono che hanno più credibilità di questi partiti, semplicemente perché non sono sulla scena dallo stesso tempo. Il fatto è che ci sono bastati un mese e mezzo per capire come la pensino. E non è neanche tanto questione di contenuti - su cui si può condividere - ma di stile. E, sullo stile, Roberta Lombardi, per esempio, oggi nella diretta streaming ha mostrato ancora una volta che starebbe bene in una giunta comunale monocolore Forza Nuova. Pare che il fatto di essere semplicemente nuovi dovrebbe quindi renderli automaticamente migliori di tutto ciò che già c’è. Vorrei ricordar loro la novità di Lega e Berlusconi, vent’anni fa. Inoltre, completa ignoranza dei meccanismi di governo: Bersani fa cenno al meccanismo della fiducia che, ovviamente e come ben sappiamo, purtroppo, si dà e si toglie. Solo che sembra che i 5 Stelle neanche sappiano come funzioni. Non ho mai retto l’intransigenza a oltranza che diventa, come Rossi e Turigliatto, il peggior nemico di ogni regola contrattualistica e di civiltà. Diventa ottusità. Battuta finale: i 5 Stelle vogliono formare un governo chiedendo loro la fiducia ai partiti che dileggiano da oltre un mese a questa parte. Che dire, ci vuole parecchio stomaco per digerire una richiesta del genere, soprattutto in assenza di nomi, a cominciare da chi dovrebbe essere il Presidente del Consiglio. Fossi in Bersani, comunque, vista la situazione, un pensierino a questa folle proposta lo farei. Sempre che Napolitano non decida per il ben noto “governo del presidente”, che, a questo punto, mi sembra l’ipotesi più percorribile. Io il nome ce l’ho: Pippo Baudo.

Marzo 26, 2013
(via xkcd: Virus Venn Diagram)

(via xkcd: Virus Venn Diagram)

Marzo 25, 2013
D'Avanzo - Non sempre i fatti sono la realtà

In attesa che Travaglio riesca a interloquire in pubblico, rileggiamoci un pezzo di D’Avanzo del maggio 2008.

Marzo 18, 2013

“I will be gone but not forever”. Se n’è andato anche Jason Molina - e quei bei tempi su IAMR.

(Fonte: Spotify)

10:56pm (view comments
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